Il liberismo schizofrenico di Marcegaglia

Che cosa vuole Emma Marcegaglia? Quali innovazioni lascerà in eredità al sistema industriale? Sia chiaro: non è in discussione il suo diritto di voler spedire a casa quel governo del quale fino a pochi giorni addietro apprezzava la manovra economica (6 settembre: “Va nella direzione giusta, ci auguriamo che venga approvata rapidamente”); ognuno è libero delle sue idee, anche se alla classe dirigente si richiede, se non la coerenza, almeno la chiarezza. No: ciò che colpisce è la clamorosa marcia indietro sull’articolo 8. Leggi Bce e governo, sveglia - Leggi L’Italia non è la Grecia, ha i numeri per dimostrarlo
19 AGO 20
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Che cosa vuole Emma Marcegaglia? Quali innovazioni lascerà in eredità al sistema industriale? Sia chiaro: non è in discussione il suo diritto di voler spedire a casa quel governo del quale fino a pochi giorni addietro apprezzava la manovra economica (6 settembre: “Va nella direzione giusta, ci auguriamo che venga approvata rapidamente”); ognuno è libero delle sue idee, anche se alla classe dirigente si richiede, se non la coerenza, almeno la chiarezza. No: ciò che colpisce è la clamorosa marcia indietro sull’articolo 8 del decreto che consente agli accordi aziendali di derogare alla contrattazione nazionale, anche sui licenziamenti.

E’ dall’insediamento del 2008
che Marcegaglia aveva posto questa riforma al centro del suo programma: “Occorre alleggerire il contratto nazionale per dare più spazio e risorse alla retribuzione legata all’aumento di produttività e ai risultati aziendali. Vanno riviste le regole del mercato del lavoro e del welfare”. A seguire, il ricordo con standing ovation di Marco Biagi e Massimo D’Antona “che hanno pagato con la vita la volontà di innovare”. Ma non solo 2008. Quando Sergio Marchionne decise di mollare Confindustria proprio perché prigioniero della contrattazione nazionale, Marcegaglia si rivolse – seppure affannosamente – al governo e al sindacato riformista perché le cavassero le castagne dal fuoco. Così è stato, con gli sgravi agli straordinari e le norme sui contratti aziendali. Ancora il 13 agosto Marcegaglia dichiarava: “E’ importante che il governo gli abbia dato centralità. Dovevamo una risposta anche alla Fiat”.

Di quei giorni era la lettera della Bce
che suggeriva all’Italia la flessibilità in uscita. Due mesi prima vi aveva insistito Mario Draghi, nelle ultime Considerazioni finali: più flessibilità in uscita e più contrattazione aziendale per creare reddito e occupazione. Tutto dimenticato. Schiacciato per rivendicare con la Cgil che gli accordi sul lavoro sono proprietà esclusiva di Confindustria e sindacati, a costo di depotenziare (seppure non annullare) l’articolo 8 della manovra. Nella foto di gruppo, dove a trionfare è Susanna Camusso della Cgil, c’è – anche visivamente – l’aspirazione di tornare ai riti concertativi del ’93. Domandarsi come la celebrazione dello status quo possa coesistere con i proclami riformatori che riecheggiano da Viale dell’Astronomia è legittimo, anzi doveroso.